Tin: Terapia Intensiva neonatale

Questo articolo è dedicato alle famiglie che vivono e hanno conosciuto nella loro esperienza una TIN. In questo periodo si sente parlare tantissimo di terapie intensive per tutti i malati di covid-19. Esistono però anche le terapie intensive neonatali e lì, tra le ansie, le gioie e le lacrime, molti genitori consumano le loro ore, molto spesso intere giornate e lunghi periodi per poter vedere i loro piccolini e con una forte speranza nel cuore che in quella tin questi bimbi possano essere al sicuro e pronti un giorno per uscire e tornare a casa con mamma e papà.

Tra queste mamme (e papà) ci sono stata anche io e sicuramente è soprattutto questo il motivo che mi spinge a parlare di un tema così delicato per i genitori che vivono questa esperienza. Ci sono bimbi che nascono prematuri, molti devo dire piccolissimi in quelle incubatrici che sembrano giganti rispetto al loro corpicino. Ci sono bimbi che nascono con problemi di asfissia o problemi cardiaci…tante problematiche che ogni genitore spera di non dover vivere quando gli nasce un figlio.” Ahimè invece accade”.

Voglio dire che la mia bimba sta bene, il nostro passaggio in tin è durato relativamente poco e grazie a Dio non ha avuto un problema grave…ma fu necessario trasferirla lì per accertarci di alcune cose e nell’attesa di una risposta positiva a tutti gli esami che dovette fare mentre le somministravano una serie di terapie antibiotiche.

Il passaggio per la tin è sempre molto difficile soprattutto per una mamma, magari una neo-mamma, che invece di tornare a casa con suo figlio deve solo aspettare e pregare ancora una volta che vada tutto bene. I medici, le infermiere, le puericultrici di una tin sono uomini e donne come tutti gli altri…e quindi un giorno incontrerai chi ti darà una parola di speranza o un consiglio, un giorno qualcuno che ti butterà giù…ma la forza non è il personale sanitario che può dartela… la forza possono dartela solo questi figli…questi figli che vedi solo 2 ore al giorno e non consecutive….2 ore che i genitori si dividono tra loro a turno, perché spesso le tin sono posti piccoli, dove non c’è nemmeno lo spazio per tutte le incubatrici necessarie…si entra sterilizzandosi e sempre con cuffietta, camice, copriscarpe…e il tuo piccolo chissà cosa pensa nel vederti sempre con questi orpelli verdi…io pensavo che mia figlia credesse di avere come mamma un dinosauro… 🙂 !!! Anche perché sei talmente distrutta che non hai la forza di truccarti o comunque renderti presentabile…almeno io stavo così.

Ogni genitore la vive a modo suo…chi scherza, chi piange, chi si arrabbia, chi sta ancora male per il parto…tutte cose comprensibili…l’unica cosa, a parte i propri figli nella tin, che accomuna sempre questi genitori è la voglia di fare il colloquio quotidiano col pediatra per capire come vanno le cose.

E’ molto doloroso vedere il proprio bambino per così poco tempo e soprattutto spesso non poterlo prendere in braccio, a volte nemmeno poterlo toccare, vederlo intubato e pieno di aghi per somministrazioni di farmaci o addirittura trasfusioni. Il cuore ti va in pezzi…vorresti scappare…ma la forza te la danno questi piccolini coraggiosi che con pazienza non aspettano altro che sentire la tua voce.

Mi ricordo che io, anche se stavo malissimo sia fisicamente che emotivamente, entravo lì sempre col sorriso e piena di buoni propositi. Canticchiavo a mia figlia alcune canzoni…non le ninne nanne classiche ma proprio canzoni di musica leggera italiana e ce ne era una in particolare che le dedicavo tutti i giorni. Sara sorrideva sempre e spesso dormiva…ma quando le cantavo le canzoni e le raccontavo di tutto quello che avremmo fatto insieme una volta fuori di lì o le parlavo di tutte le persone che la stavano aspettando e che stavano pregando per lei…devo dire mi faceva dei sorrisi che mi spezzavano il cuore. Chissà…c’è chi dice che i neonati non capiscano nullaio non lo penso!! Prima di tutto sono certa riconoscano la voce della propria mamma…e anche al contatto fisico (io per esempio all’inizio potevo solo infilare la mano nell’incubatrice ed accarezzarle il viso) loro sono felici.

La sera, prima di andare via, facevo sempre una preghiera e le dicevo che di nottela mano al mio posto gliela teneva Gesù, il quale contemporaneamente teneva la mia e così eravamo lo stesso insieme. Avevo tanta paura che si sentisse sola, abbandonata…per carità, pediatri, infermieri…che però, perdonatemi, NON POSSONO E NON POTRANNO MAI SOSTITUIRE LA MAMMA. A loro va comunque il ringraziamento per aver avuto cura dei nostri piccolini, ma una mamma è un’altra cosa…non serve solo a cambiare pannolini, ad allattare…una mamma è conforto, sicurezza, calore: cose che per quanto esistano medici appassionati e infermiere coi super poteri…non potranno mai dare al suo posto.

Tutto ciò si aggiunge alla paura di non portare mai più il tuo bimbo a casa. Ecco, la situazione è questa… e cuorEducato non lascia soli nemmeno questi genitori col cuore bionico…a loro voglio dire che T I N significa prima di tutto terapia intensiva neonatale…ma io gli ho dato un altro significato… T I N : Ti Immaginiamo Nascosto/aNascosto/a in un posto bello e sicuro anche se diverso dal pancione di mamma…ma non così nascosto da non poter essere sempre ritrovato da mamma e papà.

Vi saluto col pezzo che cantavo a Sara ogni giorno e che quando imparerà a parlare…..DOVRA’ imparare a memoria…..questo me lo deve…. 😉 E’una rivisitazione di Massimo Ranieri di una vecchia canzone forse di Aurelio Fierro… fatto sta che porta il buon umore oggi come allora.

Stefania, col col suo cuorEducato… col suo cuore di mamma. ❤

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