La scrittura

Buongiorno cuorEducati, oggi grazie ad una chiacchierata avuta ieri con una mia carissima amica, ho il desiderio di condividere con voi le mie/nostre opinioni sul potere terapeutico della scrittura.

Nella presentazione di me stessa in questo blog, ho già accennato al fatto che ho sempre avuto la passione per lo scriverema che per anni avevo “appeso al chiodo” carta e penna per motivazioni varie che avevano spento la mia fiamma ardente. In ogni caso sin da bambina ho sempre provato molto piacere nello scrivere diari, pensieri e anche gli ormai lontani ed andati temi che ti assegnavano alle scuole elementari, per me erano motivo di gioia.

Non so il perché, ma il mio è sempre stato un bisogno: quante vecchie agende ho ritrovato in cui segnavo tanti pensieri, confidavo segreti e mettevo fuori disagi, raccontavo emozioni e eventi della mia vita. Sono sempre stata una persona con molto rumore nella testa, ovvero, flussi di pensieri e fiumi di parole con il povero amico di turno. Anche il profondo silenzio in cui sono sprofondata per molto tempo era assordante, ma sicuramente faceva più male delle mie agende piene di parole a volte arrabbiate e tristi, a volte piene di amore e sentimenti positivi.

Sicuramente questa esperienza di vita mi ha fatto comprendere che la scrittura abbia un potere davvero terapeutico per me. Io sempre con tante idee, io con mille soluzioni tutte in una mano, una dopo l’altra, io con tanti contrasti nella mia “anima doppia” (una parte di me sempre positiva, l’altra sempre negativa), io che col cuore mi lanciavo e con la testa “mi pentivo”, io che tra i corridoi del mio liceo sembravo nascondermi e poi mi esibivo in modo sicuro nel canto durante le nostre manifestazioni scolastiche. Io che tutto questo essere così diversa da come appaio ho sempre messo ordine con la scrittura. Mi serviva in quel momento, mi faceva comprendere maggiormente me stessa, perché mettevo a fuoco e mi concentravo molto di più sul nodo della questione di turno. Ma non solo, anche il rileggere tanti dei miei scritti dopo un po’ di tempo, mi ha sempre aiutata a capire chi fossi e cosa fossi stata e in più a stabilire una relazione tra gli eventi, i milioni di eventi belli e brutti che sono capitati nella mia vita.

Quando ho smesso di scrivere, ho smesso anche di cantare, e ho smesso di parlare, vabbè diciamo che HO SMESSO, facciamo prima! ;-). L’unica cosa che non ho smesso di fare è ascoltare musica, anche se i miei gusti si sono evoluti in sensi che non mi aspettavo, ma voglio precisare che ne sono felice.

Dopo molti anni, quando ho iniziato il mio percorso di conversione (argomento che ho trattato nell’articolo: L’uomo capace di spostare le montagne), ricordo come fosse ieri che lui (la persona consacrata che mi faceva innamorare della fede e di Gesù) diceva sempre: “Scrivete, scrivete sempre, prendete appunti e conservate i vostri scritti”. Purtroppo in quel periodo non gli ho dato retta ma sapevo che avesse ragione, perché era una cosa che avevo già sperimentato nella mia vita.

In seguito sempre durante il percorso di fede formativo, ho iniziato a scrivere su argomenti e a rispondere a domande sulla mia fede che mi venivano poste ogni settimana. Era molto faticoso in quel momento, perché molte volte mi sentivo quasi costretta a guardare me stessa in quelle distorsioni e brutture che mi portavo dentro da troppo tempo, ma a dir il vero, in fin dei conti è stato utile. Ogni cosa è stata utile, tutto quel dolore scritto su quelle pagine, ogni mio silenzio buttato giù tra quelle righe e le incomprensioni di chi non sapeva ascoltare o non voleva, mi hanno reso ciò che sono oggi. Questo lo so, soprattutto perché ho scritto e questo mi ha aiutato, consolato, liberato, fatto capire me stessa e le mie relazioni anche nei periodi più bui.

In questo blog ho ripreso a scrivere in modo libero, senza paura di dichiarare che per me è un toccasana dell’anima e che credo che possa essere di aiuto a chi ha troppi pensieri sparsi come me e vuole ordinarli. Quanti scrigni di pensieri ho conservato nei miei quaderni,e anche a casa dei miei genitori, scatole di vecchie lettere che loro stessi non hanno avuto alla fine il coraggio di buttar via perché ogni parola scritta era un pezzettino del mio cuore. Ancora oggi quando ho bisogno di dire qualcosa di importante, io scrivo una lettera. Sarò all’antica, ma per me i messaggi whatsapp tanto di moda oggi, non hanno lo stesso valore.

Prima del covid-19, ma solo dopo la nascita di mia figlia il 22 agosto 2019, ho scritto 5 lettere alle persone più importanti della mia vita, più una ad una mia amica alla quale ho dedicato dei pensieri per questo Natale 2019 in cui mi sono resa conto di quanto fosse importante per me il nostro rapporto. Ognuno dei miei destinatari ha avuto ovviamente reazioni diverse, ma di sicuro, non era questo ciò che contava di più per me. Mi stava a cuore aprire il mio cuore a loro, a loro che in tutti i miei anni silenziosi e chiusi, avevano saputo attendere il mio risveglio, mi avevano assegnato una fiducia gratuita (soprattutto mio marito e la mia amica che non mi avevano conosciuta in fasi serene veramente). A chi mi aveva vissuta da sempre, ho avuto voglia di regalare parole di amore che mi erano rimaste chiuse nella gola, tanti grazie e tanti perdonami che spero abbiano fatto bene a loro...ma di certo, so che a me hanno donato molta pace. Forse le cose non si risolvono con una lettera, ma almeno da lì io ho iniziato a fare la mia parte per dire: “Ho voglia di ricominciare, di sistemare le cose che non hanno funzionato e lo faccio così”. Alle parole devono seguire azioni, anche a quelle scritte, altrimenti siamo solo poeti, il che può andar bene, ma non fa funzionare le cose tra chi si vuol bene.

Ecco, volevo raccontare con questo articolo il grande potere terapeutico che ha nella mia vita la scrittura anche per aiutare chi non riesce a parlare e a capire se stesso. Il consiglio è questo: “le proprie capacità di scrittura non sono molto importanti quando lo scopo è aprire il proprio cuore. Sarà proprio questo cuore a saper leggere gli strafalcioni, le cose illeggibili e contorte che abbiamo scritto e provato, e questo ci farà comprendere chi eravamo e chi siamo”. In un secondo momento arriva la voglia di essere più “bravi” nell’esprimersi, e per quello serve molto leggere (attività che sa far volare anche immobili per qualsiasi motivo).

Vi saluto con un pezzo del amato e perduto recentemente, Jarabe De Palo: “Agua”, una canzone meravigliosa che altro non è che una lettera (che rappresenta il mio modo migliore per comunicare).

Stefania, che scrivere fa bene, SEMPRE!!!!! ❤

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